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Il linguaggio dei social network

L’era dei social network, dal punto di vista del linguaggio, ha fatto registrare un cambiamento epocale. La comunicazione social, che con gli anni va sempre più massificandosi per la facilità di accesso a piattaforme come Facebook e Twitter (ma anche altre), finisce per esercitare una notevole influenza anche su altri linguaggi e su altri luoghi, reali e non. Ad esempio, non può non notarsi l’estendersi in televisione – medium per ovvi motivi molto interessato dai/ai social – di due concetti basilari nella comunicazione digitale: sintesi (pensiamo ai 140 caratteri massimi utilizzabili in un tweet) e velocità.

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Ricordiamo di passaggio che i social, mentre rivoluzionano costantemente il linguaggio, favoriscono quel costante lavoro di monitoraggio sulla lingua che effettua l’Accademia della Crusca, la quale utilizza con sapienza account Facebook e Twitter collegandoli a quel punto di riferimento per linguisti, studiosi e altri che è il portale www.accademiadellacrusca.it.

Social network e mutamento linguistico

Si definisce mutamento linguistico il cambiamento che una lingua può subire, per svariati motivi, su diversi piani: fonetico, fonologico, morfologico, sintattico e semantico. Chiaro che piattaforme in cui interagiscono quotidianamente comunità sterminate di persone, come ad esempio Facebook e Twitter, favoriscono il mutamento della lingua, che tutti a ragione considerano una sorta di organismo vivo. Su Facebook e Twitter, per citare i social network ad oggi più utilizzati, innumerevoli persone si scrivono di continuo, fanno uso del linguaggio e lo cambiano per piegarlo alle esigenze di luoghi virtuali che implicano dinamiche linguistiche diverse rispetto ai luoghi reali.

Come i social network influenzano il linguaggio

Si dice texting (o text messaging) il linguaggio dei messaggi elettronici, cioè quello usato su pc, tablet, smartphone e simili. Ci sono linguisti che, probabilmente a ragione, considerano il texting un linguaggio a sé, un linguaggio cioè che ha regole proprie motivo per cui richiederebbe valutazioni interne. Tuttavia, l’innegabile influenza che il texting riesce a esercitare anche in altri campi, in altri media e nella stessa realtà, ci consente di fare valutazioni generali, al di là dei confini che pure hanno i linguaggi specialistici tra i quali questo può essere incluso. Si tratta di un caso limite in cui più linguaggi interagiscono tra loro con relative conseguenze, per farla semplice. Come anticipato, il texting si contraddistingue per due criteri che in genere (ma non sempre) seguono gli utenti: sintesi e velocità.

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La lingua dei social è piena di abbreviazioni con diffusa sparizione di vocali, fenomeno che si era già visto con l’utilizzo dei primi telefoni cellulari e lo scambio di sms a numero di caratteri limitato. Esemplare, in tal senso, il ricorso alla «k» in luogo di «ch». Ricordiamo poi l’uso di acronimi (lol, omg, ecc.) e emoticon, cioè le famose “faccine” che consentono di esprimere una determinata emozione. Grazie alla massificazione del linguaggio dei social, la nostra lingua si è arricchita di una serie di neologismi tipici del web: account, chattare, download, like, likare, link, linkare, post, tag, taggare, tweeple, twittare e tanti altri. Una notazione negativa in merito è la percentuale elevatissima di errori che si può rilevare in quanto si scrive sui social, percentuale dovuta soprattutto alla velocità estrema richiesta dalle piattaforme social.

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